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Lo Strano Caso del doppio Paul – da un dossier di M.A. (quarta parte)

The White Album – 1968

The Beatles - The White Album

The Beatles - The White Album

Anche questo magnifico album doppio dei Fab Four contiene molti indizi sulla morte di McCartney. Nel booklet: a pagina 18 si trova quella che sarebbe la foto di Campbell prima dell’intervento chirurgico; in una foto di Paul che balla, due mani scheletriche sembrano volerlo afferrare dalla schiena. Nelle canzoni: “Revolution 9”, che appare come un miscuglio di cacofonie deliranti, è in realtà un brano inciso al contrario che, sentito nel verso esatto, ci permette di ascoltare rumori di traffico stradale, di un crash automobilistico, suoni di sirene e addirittura il vociferare di persone che sembrano accorse sul luogo dopo l’incidente dicendo “E’ proprio lui… è morto… e ora?”; all’interno del medesimo brano una voce che scandisce tre volte “Number nine” ascoltata al contrario suonerebbe “Turn me on, dead man” (“Accendimi, uomo morto”): il numero 9 si riferirebbe sia alla somma delle lettere che compongono il nome McCartney, sia al giorno della presunta morte (il 9 novembre). Alla fine della canzone che precede questa sconcertante traccia, “Cry Baby Cry”, appare un brevissimo brano dalla melodia triste, cantato da Paul, che ripete sempre “Can you take me back?”. Altro indizio sull’identità del famigerato tricheco dell’album precedente in “Glass Onion”, dove John rivela “Here’s another clue for you all: the walrus was Paul” (“Ecco un altro indizio per voi tutti: il tricheco era Paul”). Alla fine di “I’m So Tired”, una voce ascoltata al contrario sembrerebbe pronunciare la frase “Paul is dead man: miss him, miss him, miss him!” (“Paul è l’uomo morto: mi manca, mi manca, mi manca!”).

Yellow Submarine – 1969

The Beatles - Yellow Submarine

The Beatles - Yellow Submarine

In copertina, John, disegnato alle spalle di Paul, ha la mano posizionata sopra la testa di Paul facendogli le corna, gesto che simboleggerebbe la sostituzione di Paul dopo la sua presunta morte (vedi, inoltre, il punto 6 della cover di “Sgt. Pepper”).

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