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Lana Del Rey – Born To Die. Recensione album

L’attesa è finita. Born To Die, il nuovo album di Lana Del Rey, uno dei nomi più promettenti, chiacchierati e cliccati degli ultimi mesi, è finalmente arrivato.

La venticinquenne ha saputo fare le mosse giuste nell’insidioso mondo musicale. Insidioso sì, perché ci aveva già provato circa un paio di anni fa. Ma era andata male. Aveva pubblicato un album, Kill Kill, senza avere successo quando ancora si chiamava con il suo vero nome, Elizabeth Grant. La ragazza però non si è arresa, il padre miliardario le ha forse dato un aiutino e cambiando qualche cosetta, tipo un nome nuovo, uno stile meno anonimo e chissà forse un paio di labbra nuove…Ecco Lana Del Rey! Bisogna ammettere che queste aggiustatine le hanno giovato per l’immagine, però il talento in lei sembra esserci per davvero. Una vacanza in Florida pare essere stata decisiva per coniare il fortunato nome d’arte Lana Del Rey. Un nome da diva retrò, glam e dall’intrigante pronuncia per un cittadino americano.

Lo stile c’è, ora però andiamo alla sostanza della sua musica. L’album Born To Die, è stato preceduto dal singolo Video Games che l’ha lanciata nell’universo di You Tube facendole collezionare milioni di visite e…di remix! Poi è stata la volta di Blue Jeans e infine del primo vero singolo Born To Die, accompagnato da un video maestoso. Queste tre canzoni parlano molto di lei, la sua è una voce versatile, dalle linee profonde e calde, nelle sue canzoni si raccontano grandi storie d’amore, quelle che tolgono il respiro, tutto contornato da arrangiamenti trascinanti. Dopo questo assaggio, l’attesa cresce sempre di più. L’album non è da meno: si va dal pop orchestrale al  trip-hop e abbiamo quasi l’impressione di essere nella testa e nei sogni di una pupa da film gangster. Dagli intrecci hip-hop mischiati con i violini di National Anthem o di Off To The Races, si passa a brani più intimistici come Million Dollar Man. La malinconia che sembra contornare l’aura di Lana è prepotente in brani come Dark Paradise e Summertime Sadness.

L’album non delude le aspettative e segna il vero debutto di Lana Del Rey, già premiata dalla rivista Q come Q’s Next Big Thing .   Ora non resta che sperare che questa ombrosa lolita sappia trasformare un promettente inizio in una fortunata carriera.

 

Tracklist:

1. Born To Die
2. Off To The Races
3. Blue Jeans
4. Video Games
5. Diet Mountain Dew
6. National Anthem
7. Dark Paradise
8. Radio
9. Carmen
10. Million Dollar Man
11. Summertime Sadness
12. This Is What Makes Us Girls

One thought on “Lana Del Rey – Born To Die. Recensione album”

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